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In questa pagina  desideriamo condividere riflessioni e articoli di spiritualità
per crescere insieme nella vocazione comune: essere cristiani,
che si realizza nella misura in cui viviamo il Vangelo.

 

L’Unità in Chiara d’Assisi

In questo tempo la Chiesa universale è chiamata a pregare per “l’ Unità dei Cristiani”; vogliamo riflettere insieme in che modo S. Chiara ha vissuto l‘ideale dell’Unità espressa nelle piccole azioni quotidiane.

Parlare di unità ci porta spesso a considerare i grandi problemi della nostra epoca, quali l’ecumenismo, il dialogo inter religioso, il cammino di comunione all’interno della Chiesa universale ecc.; tutto ciò è vero, ma non è solo questo! Nel corso della storia tanti uomini e donne hanno vissuto e lavorato nella Chiesa e nel mondo per l’unità; tra questi è S. Chiara che, sull’esempio di S. Francesco, scrive una ‘Forma di Vita’ del tutto nuova.

Quando si pensa allo specifico del carisma francescano-clariano, viene alla mente il valore della “povertà”, che S. Chiara scelse per sé e per le sue Sorelle unendolo alla “vita di santa unità”. Povertà ed Unità, due espressioni che ci rivelano in che modo Chiara avesse coscienza che l’unico Bene è Dio e che la comunione con Lui è vera nella misura in cui le sorelle ed i fratelli sono parte di quest’esperienza: “Chi non ama il fratello che vede non può amare Dio che non vede” (1 Gv 4,20).

La vita di Chiara e delle sue Sorelle ci aiuta a comprendere che solo insieme possiamo costruire l’unità. Ogni Sorella per Chiara è un “dono di Dio’, unica ricchezza dopo il Signore qui sulla terra e nel cielo; ne fa memoria lei stessa quando, ricordando con commozione i primi anni della sua conversione, scrive: “…Dopo che l’altissimo Padre celeste si fu degnato,per sua misericordia e grazia, di illuminare il mio cuore…, dietro l’esempio e l’ammaestramento del padre nostro Francesco…, io, assieme alle sorelle che il Signore mi aveva donate, liberamente gli promisi obbedienza, … e in breve tempo il Signore, per sua misericordia e grazia, ci moltiplicò assai”. Chiara si fa custode di un tale dono, preoccupandosi che la sua Comunità viva “crescendo ogni giorno di più nell’amore di Dio e nella mutua carità”, specificando in quale modo tutto ciò diventi possibile: “Amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere…” (dal Testamento di S. Chiara).

Il segno dell’unità è la carità nei rapporti tra le Sorelle, che non significa solo instaurare relazioni di semplice rispetto, di benevolenza, di reciproco servizio…; per Chiara si tratta di arrivare al cuore del Vangelo e di imparare ad amare ogni sorella con lo stesso amore con cui Cristo ci ha amato, un amore che giunge alle conseguenze estreme, fino a donami senza riserve.

“La santa unità”, esiste solo in Cristo e nell’imitazione di Lui, che si fece servo per dare all’uomo la possibilità di ritornare ad essere “Figlio di Dio”. S. Chiara, insieme alle Sorelle, inventa una convivenza semplice, intessuta dell’amore che canta la presenza incondizionata di Dio nella vita, che si esprime attraverso gesti concreti, fatti di tenero affetto, cosi come è stato depositato nei nostri cuori dallo Spirito.

“L’una manifesti all’altra la sua necessità. E se una madre ama e nutre la sua figlia carnale, con quanta maggior cura deve una sorella amare e nutrire la sua sorella spirituale” (Regola di S. Chiara). Chiara è una madre e una sorella che ha imparato ad amare alla scuola di Gesù; ella sa bene che l’esperienza di fede, vissuta in Fraternità, è fatta di piccoli gesti come con dividere il pane, servire con umiltà, alleviare il dolore delle Sorelle malate, avere “cura e sollecitudine per tutte”. Atteggiamenti semplici e concreti che devono essere arricchiti dal nutrimento indispensabile e prezioso dell’amore di Dio, unico valore che vibra nel cuore di ogni Sorella. Per Chiara l’unità si costruisce rispettando la diversità delle Sorelle, tenendo conto del dono di ciascuna, per promuovere la multiforme ricchezza della Fraternità.

La “santa unità della scambievole carità” vissuta dalle Sorelle, diventa fiduciosa apertura di amore all’altro, facendo crescere nel cuore di ognuna quella maternità che annuncia la speranza di conoscere già fin d’ora la dolcezza e la forza di una benevolenza che fa esistere la sorella e il fratello, con la capacità di vedere che “…è cosa buona”, riflesso dello sguardo stesso del Creatore. Questo valore è per Chiara il vincolo della perfezione evangelica, frutto e dono della comunione con il Padre per mezzo del Figlio, con la grazia dello Spirito.

Il suo biografo Tommaso da Celano, descrive la figura di Chiara in ginocchio, nell’atteggiamento di lavare i piedi alle sue Sorelle; in controluce a questo flash, vediamo il Figlio di Dio che nell’ultima cena, lava i piedi ai suoi Apostoli, raccomandando loro che quanto egli sta facendo, deve essere il modo di vivere da fratelli: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13,14) e in vista della sua dipartita, si rivolge a Dio: “Padre custodisci nel tuo amore coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola come noi” (Gv 17,11).

L’intuizione di Chiara d’Assisi ha molto da dire alla nostra società che tende a rinchiudersi nell’individualismo. La sua esperienza intessuta di un quotidiano semplice, in cui la vita ordinaria è il terreno adatto dove l’unità s’inserisce e cresce lentamente nel mistero stesso di Dio è alla portata di tutti. Dopo otto secoli di storia, noi Sorelle Clarisse, sentiamo l’urgenza di vivere il valore della Fraternità e dell’Unità, per “essere sempre amanti di Dio e del bene delle anime nostre e di tutte le nostre Sorelle, conservando reciprocamente l’unità della scambievole carità”. La vita vissuta nella carità reciproca e nell’umile servizio sono il segreto e la ricchezza che S. Chiara, sull’esempio di Gesù, ci ha lasciato prima di morire, perché ne fossimo eredi e custodi.

Ancora oggi Chiara, attraverso le sue Sorelle ormai sparse in tutto il mondo, chiede per l’umanità il dono della pace, della speranza e dell’amore, come Maria alle nozze di Cana, affinché su questi valori cresca l’unità autentica e nel mondo intero si realizzi in pienezza il Testamento di Gesù: “Che tutti siano uno”!

Le Sorelle Clarisse di Albano

 

 

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