III Settimana del Tempo Ordinario

24 gennaio 2016                                                                                                       Luca 1,1-4;4,14-21

 

Gesù insegna nella sinagoga con autorità e annuncia l’anno di grazia. Possiamo cogliere questo annuncio per noi che stiamo vivendo l’anno di grazia. “Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti… Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla presenza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato… In questo Giubileo lasciamoci sorprendere da Dio” (Enciclica Misericodiae vultus – Papa Francesco).

 

Preghiera per l’unità delle Chiese. Memoria particolare delle antiche delle comunità cristiane in Europa e nelle Americhe.

Preghiera: Ti rendiamo grazie o Dio, perché Tu benedici tutti e ciascun membro del Corpo di Cristo con i doni del tuo Spirito. Aiutaci a sostenerci reciprocamente, a rispettare le nostre differenze e a lavorare per l’unità di tutti coloro che , nel mondo, confessano Gesù come Signore. Amen.

 

 

25 gennaio 2016 – Conversione di San Paolo                                                             Marco 16, 15-18

 

“Nelle sue Lettere san Paolo scrive: «Tutto posso in colui che mi dà forza… Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore». Nella vita di Paolo non mancarono difficoltà, fatiche, rischi che egli affrontò con coraggio per amore di Cristo. Come non ammirare un uomo così? Come non ringraziare il Signore per averci dato un Apostolo di questa statura? Affrontiamo perciò la nostra esistenza, con le sue gioie e i suoi dolori, sorretti da questi grandi sentimenti che Paolo ci offre. Impariamo così da Paolo che solo Gesù Cristo orienta la nostra vita verso i grandi valori dell’amore, della gioia, della comunione e della speranza” (Benedetto XVI .)

 

Preghiera per l’unità delle Chiese. Memoria particolare delle antiche delle comunità cristiane in Asia e in Oceania.

Preghiera: O Dio amorevole, Tu ci doni testimoni profetici in tempi di conflitto e di divisioni. Quando ti cerchiamo, manda il tuo Spirito per renderci artefici di riconciliazione, uniti negli stessi pensieri e nelle stesse convinzioni. Amen.

 

 

26 gennaio 2016                                                                                                               Luca 10,1-9

 

Gesù manda altri settantadue discepoli, a due a due, a guarire i malati e ad annunciare loro che è vicino il regno di Dio. Lui vuole che tutti siano salvi, che tutti siano felici. Tutti siamo chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Dio rivela la sua forza, proprio amando tutto e tutti, in una paziente attesa della conversione di ciascuno, Lui desidera solo averci come figli. Solo chi è davvero potente può sopportare il male e mostrarsi compassionevole, solo chi è veramente potente può esercitare pienamente la forza dell’amore che tutto spera, tutto copre, tutto sopporta. Essere discepoli di Gesù significa allora non lasciarsi affascinare dalla logica mondana del potere, ma portare nel mondo, lì dove viviamo, la luce della verità e dell’amore. Fare la strada con il Maestro, stare con Lui, e come Lui “prendere su di sé” il male che, non restituito, perde la sua potenza di contagio. Questa è la forza dell’amore, questa è la nostra missione!   

 

 

27 gennaio 2016                                                                                                          Marco 4, 1-20

 

Il Regno, nella parabola che oggi la liturgia ci presenta, è paragonato al seme, la cui forza vitale si sprigiona proprio dalla sua morte. Questa, ben lontano dal volerlo distruggere, è invece la condizione perché germogli e si manifesti in tutta la sua potenza. Questo seme a volte non produce a causa delle spine o del terreno sassoso e se produce non sempre è al centuplo come si vorrebbe. L’opera di Dio passa attraverso le difficoltà, il fallimento, il nascondimento, l’attesa paziente e la piccolezza, come ha fatto Lui attraverso l’incarnazione. Non dobbiamo quindi scoraggiarci, ma sperare, certi che la parola di Dio è un seme che non può non produrre l’effetto per cui è mandata. Il nostro compito non è “quantificare la resa”, ma con gratuità continuare a seminare. Questo significa continuare, giorno dopo giorno, di cercare e fare il Bene, anche se apparentemente il mondo non cambia. Se perseveriamo, proprio quando non ce lo aspettiamo, il Signore ci concederà anche di vedere il seme che germoglia, l’importante è: non stancarsi di seminare.

 

 

28 gennaio 2016                                                                                                            Marco 4,21-25

 

“A chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”. È come quando s’imbocca la strada giusta e, ogni minuto che passa, si avvicina la meta. Quando, al contrario, ci si avvia per una strada sbagliata, ogni colpo di acceleratore allontana sempre di più dal traguardo. Conoscere la propria vocazione, in fin dei conti, è discernere la direzione giusta che il Signore indica nella nostra vita. Si vive male, quando si seppellisce e si copre l’offerta di Dio. Se, invece l’accogliamo, noi siamo felici, entriamo nella gioia. Al di là di ogni difficoltà e di ogni stanchezza, a dispetto di ogni nostra fragilità (Marcello Semeraro – omelia 16.11.08). Seguire Gesù non è sempre facile, chiede di andare contro corrente, di staccarsi dalla massa, di fare scelte diverse; ma è bello, perché solo con Lui si può fare esperienza di una pienezza di vita, solo con Lui c’è gioia vera.

 

 

29 gennaio 2016                                                                                                          Marco 4,26-34

 

“Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa”. Questi primi versetti del Vangelo di oggi fanno nascere in noi una grande pace. E in contrapposizione fanno subito eco in noi le parole che Gesù rivolge a Marta: “… ti preoccupi  e ti agiti per molte cose”. Il Signore non vuole invitarci alla non responsabilità, ma a riporre tutto nelle sue mani, questo deve essere il nostro solo impegno: confidare in Lui. La salvezza, l’amore, sono un  dono gratuito della misericordia di Dio, non un merito. Un fiore, quando è sfiorato dai raggi del sole, si apre e dona tutta la sua bellezza e il suo profumo. Chi ha detto al fiore di sbocciare? Nessuno, per lui è naturale, non deve neanche pensarci, quello è il suo essere, non potrebbe fare altrimenti. Così tanti uomini e donne pur non avendo mai letto una pagina di vangelo, docili agli impulsi dello Spirito, vivono in modo evangelico. Chiediamo al Signore non di comprendere come il seme del Bene possa germogliare, non cosa “fare” perché presto germogli, ma chiediamo la docilità all’azione dello Spirito che abita in noi, perché possiamo essere ciò che siamo: figli amati!

 

 

30 gennaio 2016                                                                                                          Marco 4, 35-41

 

I discepoli sono spaventati dalla furia delle acque e allo stesso tempo increduli nel vedere Gesù a poppa che dorme. Tutto sembra andare come non dovrebbe, “tempeste” fuori di noi: in famiglia, nel luogo di lavoro, a scuola, e “tempeste” dentro di noi: delusione, scoraggiamento, sconforto. “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Signore, non vedi cosa accade? Non vedi il mondo com’è in tumulto?! Perché hai paura? Non temere io sono con te. Credi e vedrai la gloria di Dio. Questo non significa che chi crede abbia la bacchetta magica capace di guarire le ferite del cuore e del corpo, capace di far trovare un lavoro subito a chi l’ha perso, o riunire una famiglia ormai divisa. Ma chi crede sa di  non essere solo. Chi crede sa di far parte di un progetto di amore che oggi forse non riesce a vedere. È come vedere il retro di una tela che si va tessendo, un groviglio di fili e colori apparentemente senza senso, ma un giorno potremo ammirare dal dritto il meraviglioso ricamo che, giorno dopo giorno, Qualcuno ha tessuto con amore e pazienza. Dobbiamo solo credere, senza paura!