Domenica, 2 febbraio 2019 – Presentazione del Signore                                      Lc 2,22-40

Il Vangelo di quest’oggi è ambientato nel tempio di Gerusalemme nel quale Gesù viene portato da Maria e Giuseppe per essere presentato al Signore secondo la Legge del Signore. Soltanto due umili persone si accorgono che quel bambino ha qualcosa di particolare. Il primo è Simeone che “aspettava la consolazione di Israele” e, sospinto da questa attesa, si reca al tempio. L’altra è Anna, una profetessa, la quale serviva Dio con digiuni e preghiere. Anche noi, come questi due vegliardi, entrando oggi in chiesa con in mano il cero acceso, camminiamo come popolo incontro al Cristo che è la luce del mondo e la salvezza nostra. In modo particolare oggi vogliamo pregare per tutti i consacrati che hanno offerto interamente la loro vita al Signore perché siano gioiosi e perseveranti nella loro vocazione.

 

Lunedì, 3 febbraio 2019                                                                                                   Mc 5,1-20

 Nel Vangelo di oggi troviamo una immagine molto forte dell’opera che il male compie quando qualcuno gli “apre” la porta del cuore. L’uomo descritto in questo brano infatti vive una situazione di morte (aveva la sua dimora fra le tombe), diventa quasi come un animale (“nessuno riusciva più a domarlo) e infine perde la sua identità (“il mio nome è Legione, perché siamo in molti”). Gesù viene e con la sua morte in croce ci libera dalla schiavitù del male e ci restituisce a noi stessi, ci rende nuovamente persone libere e ci invia ad annunciare con la vita ciò che il Signore ha fatto per noi.

 

Martedì, 4 febbraio 2019                                                                                                  Mc 5, 21-43

Le protagoniste del Vangelo di oggi sono una donna e una bambina che, al tempo di Gesù, non “contavano” nulla. Sono però preziose agli occhi di Dio il quale si china sulle loro sofferenze e le salva. Tutte e due, infatti, vivono una “morte”: la donna sta “perdendo la vita” e la bambina sta “dormendo” il sonno della morte. Ciò che permette ad entrambe di riacquistare la vita è la fede. Per fede la donna si avvicina a Gesù e tocca il suo mantello sicura così di essere salvata. Per fede il padre della bambina supplica Gesù e continua a credere anche quando la figlia è morta. Oh Gesù, aumenta la nostra fede in te di fronte alle tante situazioni di morte che viviamo e che conosciamo perché anche noi possiamo fare l’esperienza di essere presi per mano da te e tornare a vivere.

 

Mercoledì, 5 febbraio 2019                                                                                               Mc 6,1-6

Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”.
Queste parole dell’evangelista Giovanni esprimono bene ciò che leggiamo oggi nel Vangelo. Gesù è a Nazaret, nella sua patria, e come ogni buon ebreo si reca nella sinagoga e comincia ad insegnare. Lo stupore coglie i suoi ascoltatori; non però lo stupore di chi riceve la “buona novella” per la propria vita, ma uno stupore “scandalizzato” di chi crede di conoscere Gesù così bene da non poter credere alla sua parola sapiente e autorevole. Gesù diventa così la pietra d’inciampo (scandalo) e viene rigettato. Ma questa pietra che viene “scartata” e uccisa diverrà la “pietra angolare” sulla quale siamo chiamati a costruire la nostra vita e alla quale è dovuta la nostra adesione nella fede.

 

Giovedì, 6 febbraio 2019                                                                                                   Mc 6,7-13

Gesù, dopo aver chiamato a sé i suoi discepoli perché stessero con Lui, li invia e li manda dando loro il suo stesso “potere”. Chiede ai suoi di essere liberi da ogni cosa (pane, sacca, denaro) ma soprattutto di essere pronti anche al rifiuto. Li manda due a due perché la prima testimonianza sia l’amore fraterno. Ancora oggi il Signore chiama uomini e donne ad annunciare il suo Vangelo fino ai confini della terra. Questo però non può “giustificare” chi non è chiamato a questa speciale missione. In forza del Battesimo, infatti, tutti siamo chiamati ad annunciare ai fratelli la “buona novella” del Vangelo partendo dalla nostra famiglia, dal luogo di lavoro, dai nostri amici, senza tante parole, ma con i nostri piccoli gesti quotidiani.

 

Venerdì, 7 febbraio 2019                                                                                                   Mc 6,14-29

 Il protagonista “indiretto” del Vangelo di oggi è Giovanni Battista. Colui che era “la voce” è stato rinchiuso nel carcere perché non poteva tacere la verità. Pur essendo nel “buio” della cella la sua “luce” continuava a risplendere ed abbagliare coloro che si trovavano nella notte del male. Fa luce su Erode che pur ascoltandolo, non cambia vita. Fa uscire allo scoperto Erodiade e il suo odio accecante. Infine la danza leggiadra della figlia di Erodiade oscura gli occhi e il cuore di Erode e dei suoi commensali. Il male sembra aver vinto; come una fiamma Giovanni Battista viene “spento” dal vento del male…. Ma la sua vita parla ancora a noi oggi. Paradossalmente Erode dice la verità: “Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risorto!”.

 

Sabato, 8  febbraio 2019                                                                                                    Mc 6,30-34

I discepoli tornano dal loro viaggio missionario  e  con gioia ed entusiasmo raccontano a Gesù ciò che hanno fatto e insegnato. Gesù, con tenerezza di madre, li guarda e li vede stanchi; li conduce quindi in un luogo deserto a riposare. Il riposo dura poco perché la folla è tanta e soprattutto bisognosa di parole di speranza che riempiano il cuore. Questo brano ci apre così un piccolo squarcio sul cuore di Gesù. Esso è un “cuore materno” che vede la stanchezza dei suoi e se ne prende cura. E’ un cuore che si scioglie come cera di fronte al “calore” della folla che accorre a Lui a piedi. E’ un cuore che non pensa a se stesso, ma è sempre rivolto verso l’altro che ha bisogno di essere amato da un “compassionevole” cuore di Pastore pronto a dare la sua vita per le sue pecorelle.