Domenica, 26 gennaio 2020                                                                                               Mt 4,12-17

La Luce splende nelle tenebre.
Gesù, come “sole” che sorge, risplende nel buio del nostro mondo, la sua parola erompe nel silenzio della notte dando voce all’evento straordinario che è la sua presenza tra noi. “Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino!”, sono le prime parole da Lui pronunciate. Dio si è reso accessibile a noi accorciando ogni distanza, e perché questo fosse visibile ai nostri occhi, subito questo fatto prende carne in coloro che Egli chiama per primi. Oggi il regno del Signore continua ad essere presente nei suoi in ogni parte del mondo, perché tutta l’umanità sia orientata verso il suo compimento di salvezza, attraverso l’annuncio del Vangelo. I segni del regno di Dio sono anzitutto da riscoprire sul volto di quanti si lasciano raggiungere dal suo amore e ci interpellano, affinché tutti ci ritroviamo a ripercorrere la strada del nostro ritorno al Padre, seguendo Lui, via, verità e vita.

 

Lunedì, 27 gennaio 2020                                                                                                    Mc 3,22-30

 “ È posseduto da uno spirito impuro”.
È questo un giudizio su Gesù da parte degli Ebrei che ha il suo peso, perché non è l’espressione semplice di chi non crede, ma rivela un rifiuto, un’opposizione. Chi ha creduto in Gesù veramente? Non chi l’ha solo ascoltato, ma chi si è lasciato coinvolgere in profondità. Si conosce una persona quando si ama. L’amore, infatti, vede non ciò che appare ma ciò
che è.
Quando manca l’amore vero, il nostro giudizio sugli altri può diventare cattiveria, è un’esperienza che riscontriamo in noi stessi. Il giudizio negativo sugli altri ci mostra la nostra chiusura allo Spirito del Signore, che è amore, benevolenza, accoglienza, e la nostra incapacità di cogliere la verità, il passaggio di Dio nella nostra vita e in quella degli altri.

 

Martedì, 28 gennaio 2020                                                                                                  Mc 3,31-35

 “La Madre di Gesù e i suoi fratelli, stando fuori mandarono a chiamarlo”.
Questa espressione del Vangelo sembra una contraddizione, ma è solo apparente. Chi, infatti, è più dentro il mistero della vita di Gesù, della sua persona, della volontà del Padre, più della Madre e dei suoi fratelli? Eppure essi stanno fuori. Stanno fuori da una logica solo umana, da una mentalità religiosa restrittiva, da una osservanza della Legge opprimente. L’evangelista Marco vuole semplicemente dirci che tutti coloro che stanno intorno a Gesù sono i destinatari di una chiamata alla vita di comunione e di amore di Gesù, mediante l’ascolto della Parola. Gesù vuole formare con la Madre e i fratelli un’unica famiglia nello Spirito, libera da ogni legame carnale, pronta a rispondere alla volontà del Padre. Oggi la sua famiglia siamo tutti noi, se ci lasciamo interpellare dalla sua parola.

  

Mercoledì, 29 gennaio 2020                                                                                                Mc 4,1-20

Il seminatore è Cristo: chi trova lui, ha la vita eterna.
Ancora una volta il Vangelo ci pone di fronte al mistero della Parola di Dio, che ci rende “uno” con il Signore Gesù e ci dona la vita eterna. Siamo posti, oggi, di fronte alla povertà della nostra risposta. A volte, infatti, siamo impenetrabili come l’asfalto della strada e la sua parola non trova posto in noi. Altre volte, poi, siamo superficiali, non andiamo nella profondità di noi stessi e ciò che ascoltiamo non ci coinvolge pienamente. A volte, invece, siamo tanto preoccupati per le cose da fare da non lasciare spazio allo Spirito che ci parla. Ma, a volte, per un dono gratuito di Dio, siamo accoglienti, disponibili a lasciarci toccare e trasformare dal Signore. Essere consapevoli di questa nostra realtà ci apre maggiormente all’ascolto e alla vigilanza su noi stessi, accogliendo il sussurro dello Spirito e disponendoci all’incontro con il Signore che ci visita con la sua parola, attraverso le Sacre Scritture.

 

Giovedì, 30 gennaio 2020                                                                                                  Mc 4,21-25

“Lampada per i miei passi è la tua parola”.
“Viene forse la lampada per essere messa sotto il letto, o non invece sul candelabro?”. Viene forse Gesù, Parola del Padre, per restare muta o non invece per far udire la sua voce, perché, come una lampada posta sul candelabro illumina tutta la casa, così la sua luce orienti il cammino di ogni uomo e ne segni la vera via? La Parola, Gesù Verità di Dio, non accolta dagli uomini resterà ferita, sarà posta in alto per essere crocifissa, ma nulla, neanche la morte offuscherà la sua bellezza; la sua luce si staglierà dall’alto di quella croce e raggiungerà tutti, perché proprio nel più grande fallimento fiorirà la vita e ogni uomo vedrà l’amore di Dio. Da questa luce oggi anche noi siamo attratti per essere abbracciati e custoditi nel nostro quotidiano cammino verso il Regno eterno del Padre.

  

Venerdì, 31 gennaio 2020                                                                                                Mc  4, 26-34

Il Mistero del Regno di Dio.
Come riconoscere la presenza del Regno di Dio nella nostra vita, della Chiesa e del mondo? Una sola parola che lo Spirito soffia nel nostro cuore, un piccolo evento, apparentemente insignificante, un gesto semplice, ordinario è capace di sconvolgerci, farci cambiare direzione, spingerci verso nuovi orizzonti e operare in noi cose umanamente impossibili. È il Regno di Dio che si diffonde e cresce in noi con la sua forza impercettibile, silenziosa e inarrestabile, come un “seme gettato sul terreno che germoglia e cresce spontaneamente”. È il Regno di Dio che si espande a dismisura, penetrando in ogni cosa. Non è un nostro progetto: il seme, gettato nella nostra umanità, è la parola di Dio, che accolta dona vita. Questo Vangelo è innanzitutto un invito a essere questo terreno buono che diventa fecondo, annuncio di gioia per questo nostro mondo.

 

Sabato, 1 febbraio 2020                                                                                                     Mc 4,35-41

 “…lo presero con sé, così com’era, nella barca”.
Prendere con sé Gesù nella propria vita è garanzia di serenità, di sicurezza, di certezza che il nostro viaggio avrà una meta. L’inquietudine e la tempesta sono soltanto un accidente di percorso necessari per rinsaldare la nostra fede. La presenza di Gesù è sempre fonte di pace. Pace, però, non significa assenza di lotta, di impegno. La pace ha un prezzo perché è vittoria sulle avversità della vita, sui venti contrari che cercano di travolgere la nostra barca. La nostra fede nel Signore è capace di placare le onde minacciose, la nostra fede è la piena adesione a un “Dio a cui anche il vento e il mare obbediscono”, un Dio, Padre del cielo e della terra, a cui tutto appartiene ed è il Signore di tutte le cose.