Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

 Dal sussidio per la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani

Dal 18 al 25 gennaio si celebra l’ottavario di preghiera per l’unità dei Cristiani. Le nostre preghiere e le nostre riflessioni di quest’anno sono centrate sull’ospitalità mostrata dagli abitanti dell’isola di Malta verso coloro che avevano patito il naufragio: “Ci trattarono con gentilezza” (Atti 28,2). Possano l’amore e il rispetto che oggi mostriamo gli uni per gli altri, mentre preghiamo per l’unità, accompagnarci durante tutto l’anno.

 

SECONDO GIORNO – Domenica, 19 gennaio 2020                                                     Atti 27,20

LUCE: cercare e rendere manifesta la luce di Cristo.

Cristo è la nostra luce e la nostra guida, senza le quali restiamo disorientati. Quando i cristiani perdono di vista Cristo, crescono pieni di paura e divisi gli uni dagli altri. Molte persone di buona volontà, lontane dalla Chiesa, non possono vedere la luce di Cristo, perché, con le nostre divisioni, noi la riflettiamo meno chiaramente, o a volte la oscuriamo completamente. Nel cercare la luce di Cristo ci avviciniamo gli uni agli altri e la manifestiamo meglio, divenendo realmente segno di Cristo, Luce del mondo.
O Dio ricco di grazia, insegnaci a tenere fisso il nostro sguardo su Cristo, vera luce.

 

TERZO GIORNO – Lunedì, 20 gennaio 2020                                                                 Atti 27,22.34

SPERANZA: il discorso di Paolo.

Come cristiani appartenenti a chiese e tradizioni non pienamente riconciliate tra loro, siamo spesso scoraggiati dalla lentezza nel progredire verso l’unità visibile. Alcuni vedono questa unità come un ideale irraggiungibile, altri non vedono l’unità come necessaria alla loro fede cristiana. Preghiamo per il dono dell’unità visibile tra i cristiani con fede costante, pazienza instancabile e speranza vigile, confidando nella provvidenza amorevole di Dio. L’unità è la preghiera di Dio per la Chiesa ed Egli ci accompagna in questo viaggio: non saremo perduti.
O Dio ricco di grazia, rafforza la nostra fiducia nella tua provvidenza quando ci sentiamo sopraffatti
dalle tempeste della vita.

 

QUARTO GIORNO – Martedì, 21 gennaio 2020                                                          Atti 27,23-26

FIDUCIA: Non aver paura, credere

Nell’imperversare della tempesta l’incoraggiamento e la speranza di Paolo si oppongono alla paura e alla disperazione dei suoi compagni. La nostra comune chiamata ad essere discepoli di Gesù Cristo implica essere segno di contraddizione. In un mondo lacerato dall’angoscia, siamo chiamati ad essere testimoni di speranza e a riporre la nostra fiducia nell’amorevole provvidenza di Dio. l’esperienza cristiana ci mostra che Dio scrive dritto sulle righe storte, e noi sappiamo che, oltre ogni previsione, non annegheremo né saremo perduti, giacché l’amore instancabile di Dio dura per sempre.
O Dio ricco di grazia, trasforma le nostre molte separazioni in armonia e la nostra diffidenza in reciproca accoglienza.

 

QUINTO GIORNO – Mercoledì, 22 gennaio 2020                                                     Atti 27,33-26

FORZA: spezzare il pane per il viaggio.

L’invito di Paolo a mangiare è un’esortazione volta ai compagni sulla barca, a riprendere le forze per affrontare quanto li attende. L’atto di prendere il pane segna un cambio di atteggiamento, poiché i naufraghi passano dalla disperazione al coraggio. In modo simile, l’Eucarestia o la Cena del Signore, ci provvedono del cibo per affrontare il viaggio e ci orientano nuovamente alla vita in Dio, ci fortificano. Spezzare il Pane, che è il fulcro della vita e del culto della comunità cristiana, ci edifica nel nostro impegno alla diaconia cristiana. Attendiamo il giorno in cui i cristiani potranno condividere la stessa Mensa della Cena del Signore e ricevere forza dall’unico Pane e dall’unico Calice.
O Dio ricco di grazia, donaci il coraggio di proclamare la verità con giustizia e nell’amore.

 

SESTO GIORNO – Giovedì, 23 gennaio 2020                                                               Atti 28,1-2.7

OSPITALITA’: accogliere con gentilezza.

Dopo l’esperienza traumatica durante la tempesta in mare aperto, i gesti concreti di solidarietà degli isolani sono percepiti come inusuale gentilezza da quanti erano stati trascinati a riva. Il Vangelo ci insegna che quando ci prendiamo cura di quanti sono nell’afflizione, mostriamo l’amore di Cristo stesso. Inoltre, quando dimostriamo amorevole accoglienza verso coloro che sono deboli o privati di tutto, lasciamo che  il nostro cuore batta all’unisono con il cuore di Dio, nel quale i poveri hanno un posto speciale. Accogliere gli stranieri significa sia amare Cristo stesso, sia amare come Dio ama.
O Dio ricco di grazia, smantella le barriere, quelle visibili e quelle invisibili, che non ci permettono di accogliere le nostre sorelle e i nostri fratelli che sono nel pericolo o nel bisogno.

 

SETTIMO GIORNO – Venerdì, 24 gennaio 2020                                                          Atti 28,3-6

CONVERSIONE: cambiare la nostra mente e il nostro cuore.

La gente del luogo si rese conto che giudicare Paolo un omicida era stato un errore e cambiarono atteggiamento. Lo straordinario episodio della vipera rende capaci gli isolani di vedere le cose in modo diverso, un modo che li prepara ad accogliere il messaggio di Cristo attraverso le parole di Paolo. Nella nostra ricerca dell’unità e della riconciliazione siamo spesso sollecitati a ripensare il modo in cui consideriamo le altre tradizioni e culture. È necessaria una continua conversione a Cristo, in cui le chiese imparino a non considerare l’altro come una minaccia; in tal modo la nostra percezione negativa degli altri svanirà e noi ci troveremo più vicini nel cammino verso l’unità.
O Dio ricco di grazia, purificaci dai nostri giudizi temerari sugli altri e guida le chiese a crescere nella comunione.

OTTAVO GIORNO – Sabato, 25 gennaio 2020                                                             Atti 28,8-10

GENEROSITA’: ricevere e dare.

Polo ha ricevuto una inusuale accoglienza dagli isolani e dona guarigione al padre di Publio e ad altri abitanti. Pur avendo perduto tutto nel naufragio, le 276 persone ricevono abbondanti rifornimenti mentre si preparano a salpare nuovamente. Come cristiani siamo chiamati a mostrare una particolare amabilità. Ma per poter dare dobbiamo prima imparare a ricevere, da Cristo e dagli altri. Più spesso di quanto ci accorgiamo, riceviamo gesti di gentilezza da persone che sono diverse da noi. Noi che siamo stati guariti dal Signore abbiamo la responsabilità di trasmettere agli altri ciò che abbiamo ricevuto.
O Dio datore di vita, donaci uno spirito di generosità verso tutti mentre camminiamo insieme verso l’unità dei cristiani.