Domenica, 15 maggio 2022                                                                                 Gv 13,31-33a.34-35

Il Vangelo di questa quinta domenica di Pasqua è tratto dal discorso di addio di Gesù durante l’ultima cena. Giuda lascia per sempre il gruppo degli apostoli e si addentra nella notte del tradimento, notte dove l’impero delle tenebre opera. Ma anche in questo buio la “luce del mondo”, Gesù, brilla e consegna ai discepoli, e a noi oggi, il suo “testamento spirituale” nelle
parole del comandamento nuovo. Egli ci chiama ad amarci tra di noi “come” lui ci ha amato e questo amore lo contempliamo oggi nella Pasqua che celebriamo. Se sapremo amare davvero così, saremo fin d’ora cittadini della Citta Santa, la
nuova Gerusalemme.

 

Lunedì, 16 maggio 2022                                                                                         Gv 14,21-26

 Nel Vangelo di oggi Gesù ci mette di fronte ad una realtà stupenda: in ognuno di noi abita la Trinità, noi siamo il sacro tempio della Trinità. Ogni volta che amiamo Gesù (e lui presente nei fratelli) riceviamo nel nostro intimo la presenza di lui. Scrive santa Chiara a questo proposito: “… i cieli con tutte le altre creature non possono contenere il Creatore, mentre la sola anima fedele è sua dimora e sede, e ciò soltanto grazie alla carità di cui gli ampi sono privi, come afferma la Verità stessa: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò, e verremo a lui e faremo dimora presso di lui»”.

 

Martedì, 17 maggio 2022                                                                                       Gv 14,27-31a

Il brano di oggi conclude il primo colloquio di Gesù con i suoi. Egli sa che gli apostoli sono turbati perché  presto tornerà al Padre e proprio per consolarli dona loro la sua pace. Questa pace è quella shalôm  che viene dalla presenza di Cristo Risorto in noi. San Paolo scrive: “Egli (Cristo) è la nostra pace, colui che ha fatto di due una cosa sola … Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini” (Ef 4).

 

Mercoledì, 18 maggio 2022                                                                                   Gv 15,1-8

L’imperativo che oggi Gesù pronuncia, “rimanete in me” postula la realtà che noi siamo già inseriti in lui grazie al Battesimo. In noi scorre la vita divina e questa vita vivifica la nostra esistenza se noi rimaniamo in comunione con lui. Il Padre dà la vita al Figlio e il Figlio la trasmette a coloro che sono uniti a lui. Ed è questa la ragione del nostro essere “figli di Dio”, figli nel Figlio amato. Egli è insostituibile per la nostra vita, ci rende tralci sani con la sua parola, egli ci fa giungere la linfa vitale d’immortalità, una linfa che viene dall’eterno e immerge nell’eterno. Tutto questo è dono della Pasqua.

 

Giovedì, 19 maggio 2022                                                                                         Gv 15,9-11

Oggi Gesù ci rivela la fonte dell’amore. Essa è racchiusa nel cuore del Padre che ama il Figlio e il Figlio, a sua volta, dona a
noi lo stesso amore che ha ricevuto. Tutto questo esige una risposta che si declina nell’osservare i comandamenti di Gesù come lui ha osservato quelli del Padre in una vita obbediente fino al sacrificio supremo della vita. Amare il Padre è
quindi la gioia suprema di Gesù
: se impareremo da lui ad amare così la sua gioia sarà in noi e la nostra gioia troverà
il suo compimento.

 

Venerdì, 20 maggio 2022                                                                                      Gv 15,12-17

Il brano di oggi è racchiuso tra due identiche frasi che fanno come  da “parentesi” a tutto il resto: “…che vi amiate gli uni gli altri”. Tutto il resto della pericope è come una concretizzazione di questo amore. Esso si declina nel “dare la vita per i propri amici” così come ha fatto Gesù che significa non solo “morire” per i fratelli, ma spendere la vita perché chi è accanto a noi sia più felice; significa accettare i limiti del carattere dell’altro; non meravigliarci delle sue contraddizioni e dei suoi peccati. Significa, infine, accettare il nostro prossimo per quello che egli è e non per quello che dovrebbe essere.

 

Sabato, 21 maggio 2022                                                                                         Gv 15,18-21

 Il brano di oggi è un avvertimento di Gesù per i suoi discepoli e quindi anche per noi. Scegliendo di seguire Gesù e il suo Vangelo, noi abbiamo rifiutato ogni logica del mondo, la logica “mondana” come dice Papa Francesco e quindi siamo diventati estranei e nemici del mondo. Cristo, con la sua morte e resurrezione, ci ha “strappati” dalle mani del mondo che ci teneva prigionieri e ci ha donato la libertà dei figli di Dio. Vivere questa libertà comporta essere perseguitati, essere rifiutati a partire spesso dai propri familiari, parenti e amici. Tutto questo lo possiamo comunque vivere perché Cristo l’ha vissuto prima di noi e in lui possiamo accogliere ogni rifiuto e persecuzione perché già sono state vinte.